Sabato 4 Ottobre 2014 - Conselice
Le aziende Unigrà, Surgital e Golfera in Lavezzola prendono atto, con soddisfazione, delle posizioni espresse nei giorni scorsi sulla stampa locale sia dal candidato vincitore delle primarie del centrosinistra alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, sia dal suo sfidante, Roberto Balzani, in merito al “progetto Matrix” e alla «non compatibilità» del medesimo con la vocazione agro-alimentare del territorio di Conselice sul quale le stesse sono da anni insediate.
«Le nostre aziende – dichiarano i rappresentanti delle imprese – sono realtà agro-alimentari ormai consolidate da decenni nel territorio di Conselice, che danno lavoro (tra dipendenti e indotto) complessivamente a oltre mille famiglie, aumentano i propri organici di anno in anno, generano fatturati in costante crescita anche in questi momenti di difficoltà economica e ogni anno versano allo Stato e agli enti locali imposte e tributi di rilevante entità.
Il territorio conselicese – continuano gli imprenditori – è da anni vocato, grazie alla presenza delle nostre aziende e anche di altri importanti operatori, all’industria agro-alimentare e all’agricoltura, in particolare biologica. Ed è di tutta evidenza come la decisione di insediare in loco un impianto per il recupero di 250.000 tonnellate l’anno di rifiuti speciali a matrice inerte (scorie di combustione), di cui un quarto (62.500 tonnellate) classificati come rifiuti pericolosi, che certo non rientra nel settore agro-alimentare, sia destinata a compromettere in modo irreversibile la natura e la vocazione del territorio di Conselice. Nonché a causare rilevanti danni alla popolazione, alle aziende e alla loro immagine e, in generale, alla vivibilità del territorio. Basti pensare all’enorme aumento del traffico sulla Provinciale Selice, che peraltro attraversa il centro di Lavezzola, dovuto al transito dei camion destinati al trasporto delle ceneri (scorie di combustione) e del prodotto (Matrix) risultante dalle loro lavorazioni, con conseguenze pesanti per la viabilità urbana ed extraurbana e per la salute.»
Le tre aziende agro-alimentari hanno presentato, al pari del mondo agricolo, un ricorso presso il Tar di Bologna per l’annullamento della Valutazione di impatto ambientale che ha autorizzato l’impianto in questione, e hanno pochi giorni fa ottenuto un riscontro positivo dal Consiglio di Stato che, ribaltando quanto precedentemente espresso dal Tar, ha ritenuto che, per la rilevanza degli interessi coinvolti, la causa debba essere discussa con rapidità nel merito dal Tar stesso.
«Attendiamo con fiducia la fissazione della prossima udienza e la valutazione del Tar, – concludono i rappresentanti delle aziende ricorrenti; – nel frattempo, confidiamo che il mondo politico continui a sostenere il nostro distretto agro-alimentare e rifletta sugli impatti che potrebbero essere causati su questo territorio, sulle aziende e su tutta la cittadinanza da un impianto non compatibile con la vocazione dell’area. Area che si sarebbe dovuta tutelare anche sotto il profilo della pianificazione territoriale con provvedimenti idonei a caratterizzarla per le sue peculiarità.»
Il territorio conselicese – continuano gli imprenditori – è da anni vocato, grazie alla presenza delle nostre aziende e anche di altri importanti operatori, all’industria agro-alimentare e all’agricoltura, in particolare biologica. Ed è di tutta evidenza come la decisione di insediare in loco un impianto per il recupero di 250.000 tonnellate l’anno di rifiuti speciali a matrice inerte (scorie di combustione), di cui un quarto (62.500 tonnellate) classificati come rifiuti pericolosi, che certo non rientra nel settore agro-alimentare, sia destinata a compromettere in modo irreversibile la natura e la vocazione del territorio di Conselice. Nonché a causare rilevanti danni alla popolazione, alle aziende e alla loro immagine e, in generale, alla vivibilità del territorio. Basti pensare all’enorme aumento del traffico sulla Provinciale Selice, che peraltro attraversa il centro di Lavezzola, dovuto al transito dei camion destinati al trasporto delle ceneri (scorie di combustione) e del prodotto (Matrix) risultante dalle loro lavorazioni, con conseguenze pesanti per la viabilità urbana ed extraurbana e per la salute.»
Le tre aziende agro-alimentari hanno presentato, al pari del mondo agricolo, un ricorso presso il Tar di Bologna per l’annullamento della Valutazione di impatto ambientale che ha autorizzato l’impianto in questione, e hanno pochi giorni fa ottenuto un riscontro positivo dal Consiglio di Stato che, ribaltando quanto precedentemente espresso dal Tar, ha ritenuto che, per la rilevanza degli interessi coinvolti, la causa debba essere discussa con rapidità nel merito dal Tar stesso.
«Attendiamo con fiducia la fissazione della prossima udienza e la valutazione del Tar, – concludono i rappresentanti delle aziende ricorrenti; – nel frattempo, confidiamo che il mondo politico continui a sostenere il nostro distretto agro-alimentare e rifletta sugli impatti che potrebbero essere causati su questo territorio, sulle aziende e su tutta la cittadinanza da un impianto non compatibile con la vocazione dell’area. Area che si sarebbe dovuta tutelare anche sotto il profilo della pianificazione territoriale con provvedimenti idonei a caratterizzarla per le sue peculiarità.»